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Raccontami di te

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Una bandiera con un fiocco rosa
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Dopo una giornata di lavoro in casa e fuori, un attimo di tranquillità. Dove? Nella stanza da bagno. Ma la pace dura poco: una bimbetta di 6 anni, con un quaderno in mano, mi segue e mi perseguita. Bussa forte alla porta: “Perché chiudi la porta a chiave? Fammi entrare. Siamo donne”.
Ora, a distanza di tanti anni, mi tornano alla mente le sue parole: “Siamo donne”.
Ma cosa significa “essere donne”oggi?
Significa dimenticare chi non ti ha voluto bene o chi non ha saputo dimostrartelo?
Abbiamo già perdonato.
Significa VOLERSI BENE anche se qualcuno ti dirà che non vali niente e che non sei nessuno.
Significa VOLERSI BENE anche se quello che dirai verrà criticato e non verrà preso in considerazione.
Significa VOLERSI BENE anche se i figli che partorirai un giorno ti rinfacceranno di averli fatti nascere.
Significa VOLERSI BENE anche quando l’essere bella diventerà una colpa.
Ed ancora significa capire e dover far finta di non capire; non capire e fingere di aver capito tutto; aver voglia di piangere, ma trattenere le lacrime; sorridere al compagno che ha perso il lavoro e dire “Ce la faremo” ed urlare nel proprio animo “Non ce la faremo mai”.
Significa fidarsi degli altri e sfidarsi continuamente.
Essere DONNA, oggi come ieri, significa soprattutto NON DIMENTICARE, perché nelle cellule di ogni donna ci sono le battaglie, le lotte, le gioie, le lacrime di tutte le donne; di quelle che prima di noi sono state offese, oltraggiate, umiliate, derise, violate e violentate e di quelle che, purtroppo, lo saranno in futuro.
Essere DONNA è urlare nel silenzio e tacere nel frastuono. I silenzi delle donne sono preghiere.
E spesso mute ritornano al mittente. Una forza della natura è la donna che l’uomo da sempre ha tentato di sottomettere, dominare e spesso anche domare, trattandola come una bestia: “Stanotte ho preso la scopa per picchiare papà che stava dando le botte alla mamma” mi riferì una bambina di 6 anni una mattina a scuola.
Un essere ferito è la donna, ma è risorta sempre dalle sue stesse ceneri, come una fenice.
“Da ragazza sono stata violentata” mi confida una collega di lavoro. Non oso farle domande. Cosa chiedere? Perché chiedere? La violenza su una donna è una violenza fatta ad ogni donna. A tutte indistintamente. Posso solo abbassare per un attimo lo sguardo e soffrire in silenzio. Per lei. Per me. Per ogni bambina che nascerà e che vedrà il suo bel fiocco rosa tingersi tristemente di rosso.
“Un pugno al proprio stomaco ed un sorriso in faccia” fu questo l’insegnamento di un’anziana contadina su come avrei dovuto abituarmi a vivere. Una donna che aveva vissuto esperienze difficili e dolorose, come il crescere i figli da sola, in tempo di guerra, con il marito al fronte.
Ma, crescendo, ho capito che quel “pugno allo stomaco” va rivolto altrove, alzando il braccio non solo per difendersi, ma per portare avanti e in alto quella bandiera con un fiocco rosa che deve sventolare sulla testa di quegli uomini che della donna non hanno capito niente.
Una bandiera con un fiocco rosa che come un aquilone porterà l’uomo a seguirlo legato al suo filo e volerà in alto finché il cielo sarà più limpido.

- Paola Testaferrata